Simpatico articolo dedicato ai miei coetanei di GIACOMO PORETTI su Stampa.it
Ogni decennio ha le sue abitudini, i propri costumi, le mode culturali, i cibi preferiti, le malattie e i codici di comportamento.
Così c’è stato un periodo dove gli italiani scoprirono la prima cucina etnica, quella cinese, e così a cavallo tra gli Anni 70 e 80 mangiavano solo involtini primavera, maiale in agrodolce e pollo agli anacardi; poi arrivò il decennio del ristorante messicano, con annessi bruciori di stomaco e gonfiori molesti; per approdare, spero temporaneamente, nell’alchemica, misteriosa e impalpabile «cuisine molecoler».
Ricordo che anche le malattie, talune, quelle più insidiosamente complicate da diagnosticare, hanno avuto un andamento decennale: il linfatismo negli Anni 60, la labirintite negli Anni 80 e il reflusso esofageo nel nuovo millennio.
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Mi è sempre piaciuto correre, quando ero giovane. Quando si è giovani, non si ha bisogno di tabelle, di cardiofrequenzimetri e di scarpe giallo limone. Si corre perchè il corpo è sempre di corsa.
Dopo i 40, invece, il corpo vorrebbe rallentare e invece in questo decennio noi lo svegliamo presto al mattino e via! A farsi 10 chilometri.
C’è anche molta tenerezza in questa immane fatica, c’è uno sguardo affettuoso verso i nostri tendini e c’è molta gratitudine e ammirazione verso il nostro cuore, che ha corso all’impazzata quando ci siamo innamorati, quando ci siamo spaventati ed anche ora che lo facciamo correre in soglia tra i 130 e i 150 battiti per più di 10 chilometri.
Dicono che. se resisti per un mese a correre tre volte alla settimana, poi improvvisamente il corpo ti regala solo gioia.
Scusate. Hanno suonato al citofono e devo raggiungere il mio amico over 40 per la mia prima seduta di ripetute in salita.
Ho messo delle scarpe viola, porteranno bene?
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